Il substrato per bonsai: akadama, pomice e lapillo
Il substrato per bonsai sorprende quasi tutti quelli che iniziano: il bonsai non vive nella terra, almeno non in quella del giardino. Vive in una miscela di granuli minerali che fa due cose opposte nello stesso momento: trattiene l’acqua che serve e lascia scorrere via quella in eccesso.
Per questo, capire di cosa è fatto e perché funziona è uno dei passaggi che fanno crescere davvero come coltivatori. Ecco i materiali, come si combinano e gli errori da evitare.
In breve
Perché il substrato per bonsai non è terra da giardino
In un vaso basso, con poco spazio, la terra comune infatti si comporta male. Tuttavia il problema non è la «qualità» della terra: è la sua struttura.
Da evitare
Terra da giardino
✗ Si compatta e chiude gli spazi tra le particelle.
✗ Resta zuppa a lungo: l’acqua ristagna.
✗ Le radici respirano male e rischiano il marciume.
Da usare
Substrato granulare
✓ Granuli regolari che non si compattano.
✓ L’acqua attraversa il vaso ed esce dai fori.
✓ Tra i granuli resta aria: radici sane e ossigenate.
I componenti del substrato per bonsai
Tre materiali fanno quasi tutto il lavoro: akadama, pomice e lapillo. Inoltre, accanto a loro ce ne sono altri, più specifici, che si usano per alcune specie o lavori particolari.
Gli specialisti
Come comporre la miscela del substrato per bonsai
Molti coltivatori usano una miscela dei tre componenti principali e cambiano le proporzioni secondo la pianta: più materiale drenante per chi ama l’asciutto, più akadama per chi vuole più acqua. Ecco quindi due esempi indicativi da cui partire.
Conifere (pino, ginepro): più drenante
Latifoglie (acero, olmo, ficus): più ritenzione
Proporzioni indicative: clima, vaso e abitudini di annaffiatura le fanno cambiare. Per le azalee si usa la kanuma, spesso da sola.
Non sai quale miscela fa per la tua pianta? Dicci la specie e dove la tieni: ti consigliamo noi le proporzioni.
Granulometria e drenaggio: i due parametri che contano
Granulometria
La dimensione dei granuli deve essere regolare e adatta al vaso. Se è troppo fine, il substrato si compatta e resta bagnato; troppo grossa, non trattiene abbastanza acqua.
Per questo, prima dell’uso si setaccia, per togliere polvere e frammenti che chiuderebbero gli spazi.
Drenaggio
L’acqua deve attraversare il vaso e uscire dai fori sul fondo senza fermarsi. Il substrato lavora in coppia con un vaso per bonsai ben forato e con la rete sul fondo: sono lo stesso obiettivo visto da due lati.
Tabella rapida dei componenti del substrato
Domande frequenti
Posso usare il normale terriccio per il mio bonsai?
Da solo no: si compatta e trattiene troppa acqua, mettendo a rischio le radici. Il substrato per bonsai deve essere granulare e drenante, come akadama, pomice e lapillo.
Devo per forza usare l’akadama?
È il componente più diffuso e comodo; tuttavia l’obiettivo è la struttura drenante: si possono usare miscele con pomice e lapillo in proporzioni diverse. L’importante è aria alle radici e nessun ristagno.
Perché si setaccia il substrato?
Per togliere la polvere e i frammenti troppo fini. Altrimenti, infatti, riempirebbero gli spazi tra i granuli, riducendo drenaggio e ossigeno.
Ogni quanto si cambia il substrato per bonsai?
Si rinnova con il rinvaso, quando le radici hanno riempito il vaso e l’akadama comincia a sgretolarsi. In genere le piante giovani si rinvasano più spesso di quelle mature.
Il substrato giusto per la tua pianta
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Per approfondire: la scheda Akadama su Wikipedia (in inglese) e, per tutto il resto della cura, la nostra guida completa alla cura del bonsai.






